Video

mercoledì, luglio 21st, 2010

CI VUOLE UN CINEMA BESTIALE! a cura di Bizzarro Cinema

Ci vuole un cinema bestiale

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Agli animali piace il cinema? Sicuramente al cinema piacciono gli animali, vista la quantità di bestie e bestioline che affollano il grande schermo, così tanto che è possibile rintracciare alcuni generi dove la presenza animale è indispensabile. Per esempio l’eco-vendetta il cui esponente più noto è il classico dei classici Gli uccelli (Alfred Hitchcock, 1963) ma è opportuno citare anche i topi assassini di Rats (Bruno Mattei, 1984), i ragni ultravelenosi di Aracnofobia (Frank Marshall, 1990), le pecore incazzate di Black Sheep (Jonathan King, 2006) e i ranocchioni mutanti di Frogs (George McCowan, 1972). Ma l’eco-vendetta raccoglie al suo interno anche un sottofilone piuttosto florido, l’eco-vendetta acquatica, comprendente titoli che oscillano dagli americani Lo squalo (Steven Spielberg, 1975) e Piranha (Joe Dante, 1978) agli italiani Tentacoli (Ovidio G. Assonitis, 1977) e L’ultimo squalo (Enzo G. Castellari, 1981).

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Altro genere particolarmente prodigo di visioni animalesche è quello della fusione uomo-bestia, in cui possiamo far rientrare buona parte del cinema licantropico – un titolo su tutti, l’imprescindibile Un lupo mannaro americano a Londra (John Landis, 1981) – ma anche certi deliri cine-scientifici come La Mosca (David Cronenberg, 1986), il suo predecessore L’esperimento del Dr K (Kurt Neumann, 1958) e tutti i film tratti dal romanzo di H.G. Wells L’isola del dottor Moreau, il cui adattamento più recente è il traballante ma sfizioso L’isola perduta (John Frankenheimer, 1996). E che dire di Batman: il ritorno (Tim Burton, 1992) con il suo proliferare di uomini-bestia (dal noto uomo pipistrello a Catwoman e Pinguino)?

Di seguito altri generi (più o meno seri, più o meno codificati) ad alto contenuto animale su cui vale la pena soffermarsi…

ANIMALI GIGANTI

Il Cibo degli Dei (Bert I. Gordon, 1976)
Gallinacei enormi, api titaniche e topi sproporzionati danno filo da torcere a una squadra di football naufraga su un’isola, in una delle opere che, molto probabilmente, vanta il maggior numero di bestie formato extralarge della storia del cinema. D’altronde, cosa ci si può aspettare da un film di Bert I. Gordon, non a caso noto con lo pseudonimo di Mr BIG?

RECENSIONE BC

Night of the Lepus (William F. Claxton, 1972)
I conigli, diventati enormi in seguito ad esperimenti andati male, si vendicano uccidendo e distruggendo ogni cosa che trovano sul loro cammino. Un tripudio di deliziosi effetti speciali naif come non se ne vedono più da molto tempo.

RECENSIONE BC

Weasels rip my flesh (Nathan Schiff, 1979)
Giganti donnole assassine di gommapiuma, parrucconi anni settanta, misteriose infezioni venusiane e folli Mad Doctor. Il felice trionfo dell’inammissibile in uno z-movie a zero budget realizzato da un gruppo di ragazzotti americani non addetti ai lavori.

RECENSIONE BC

BESTIALITA’ ORIENTALI

Calamari Wrestler (Minoru Kawasaki, 2004)

Tra sottotesti sull’integrazione del diverso e sulla corruzione di chi gestisce le regole del gioco, un calamaro gigante e antropomorfo combatte sul ring diventando un noto lottatore di wrestling. Adrianaaa! Delirio puro, a cominciare dal mascherone fintissimo del lottatore tentacolato.

RECENSIONE BC

Executive Koala (Minoru Kawasaki, 2005)

Protagonista della storia, un efficiente capoufficio con la testa a forma di Koala che vive un mondo abitato sia da uomini che da bestie antropomorfe (come rane e conigli dal pollice opponibile). Dietro la macchina da presa lo stesso regista di Calamari Wrestler.  Una garanzia di follia.

Kani goalkeeper (Minoru Kawasaki, 2006)

Dopo il calamaro lottatore e il koala in giacca e cravatta, poteva mancare il granchio calciatore? Certo che no! A pensarci è sempre il solito Kawasaki che ha descritto il film affermando che è “like Forrest Gump, but with a crab” (come Forrest Gump, ma con un granchio).

CINE-POLLI

Chicken Park (Jerry Calà, 1994)
Agghiacciante parodia di Jurassik Park (ma con le galline al posto dei dinosauri) firmata da Jerry Calà. Uno scult di proporzioni vastissime che ha segnato gli anni novanta e ha fatto esordire Alessia Marcuzzi. A suo modo un film indimenticabile…

Poultrygeist – Night of the chicken dead (Lloyd Kaufman, 2006)

Scatenatissimi polli zombi, posseduti da spiriti indiani, attaccano l’American Chicken Bunker, un fast food situato a Tromaville. Kaufman e la sua casa di produzione Troma, sono una garanzia per chi agogna sangue, pruriginoserie e trovate improponibili…

RECENSIONE BC

La morte ha fatto l’uovo (Giulio Questi, 1968)
Un giallo anomalo con Gina Lollobrigida e Jean-Louis Trintignant, ambientato in un allevamento di polli. Scena cult: le galline modificate a forma di bozzolo, senza ali e senza testa. Dirige il grande Giulio Questi bacchettando il consumismo.

RECENSIONE BC

BANG!


mercoledì, luglio 21st, 2010

Frédéric Sofiyana

Al SAVAGE CITY PARTY, organizzato da Phlegmatics per lo SMART URBAN STAGE, abbiamo portato tanti video dedicati agli animali (tema di BANG ART #7).

Uno di quelli che ha riscosso più successo è stato MEDUSA, opera eterea di Frédéric Sofiyana.

Chiacchierando con l’artista, abbiamo scoperto che tra i suoi tanti video c’è anche un’alfabetica collaborazione con THE FLOX, per il video di The Words.

Ma il talento di Frédéric si espande in altri campi, come ad esempio la fotografia e la grafica.
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BANG!


giovedì, luglio 15th, 2010

Nella fattoria di DARIO ARGENTO

Uno dei fiori all’occhiello di BANG ART #7 è di certo l’intervista esclusiva al Re del Brivido italiano DARIO ARGENTO, opera di Filippo Brunamonti. Un regista fondamentale per l’intera filmografia horror internazionale, di solito schivo e riservato, regala a BANG ART pensieri intimi mai rivelati.

Qui sul sito continuiamo a dedicargli la nostra passione con l’aiuto dei nuovi amici di BIZZARRO CINEMA, che ci aprono i cancelli della…
FATTORIA DI DARIO ARGENTO
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Come approfondito già nell’intervista a Dario Argento presente nel numero 7 di Bang Art, il cinema del regista romano è strettamente connesso al mondo animale. Ispirazioni, suggestioni e visioni tipiche dei suoi film ripescano a piene mani proprio da quel mondo istintivo e selvaggio, brutale ma elegante, ben lontano dai nostri codici eppure perfettamente inserito nella nostra quotidianità. Insomma, il regno animale sembra essere una delle metafore più semplici e pregnanti per descrivere, e forse comprendere, il cinema argentiano: irrazionale nello sguardo e nella narrazione, decostruisce, svilisce e rielabora la realtà circostante con l’occhio atipico della mosca, l’anarchia del gatto, la visceralità dei ratti e l’oscurità del corvo. Un cinema che deforma il mondo anziché rappresentarlo soltanto, allo stesso modo in cui l’uomo viene deformato, e non solo imitato, dalla scimmia. Un animale così tanto simile a noi in gesti e movimenti, eppure così irrazionale e sfuggente, capace di inquietare e incuriosire allo stesso tempo. Ma stiamo straparlando… Il modo migliore per capire quanto sia “animale(sco)” il cinema di Dario Argento, è quello di lasciar parlare direttamente le immagini. Ecco quindi di seguito raccolti alcuni frammenti (foto e video) del cinema argentiano con protagoniste bestie di ogni risma.

Le mosche di Phenomena (1985)

La scimmia di Phenomena (1985)

La lucciola di Phenomena (1985)

I corvi di Opera (1987)

Il gatto di Due occhi diabolici (1990)
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Il pesce de La sindrome di Stendhal (1996)
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I ratti de Il fantasma dell’opera (1998)
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I procioni di Pelts – Istinto animale (2006)
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La scimmia de La Terza Madre (2007)

In ultima battuta, non potevamo esimerci dal proporre i trailer delle tre “bestie mitologiche” made in Dario Argento: L’uccello dalle piume di cristallo (1970), Il gatto a nove code (1971) e Quattro mosche di velluto grigio (1971). Ovvero la Trilogia degli Animali.

L’uccello dalla piume di cristallo:

Il gatto a nove code:

Quattro mosche di velluto grigio:

A cura di BizzarroCinema.it
Illustrazione di Marcello Crescenzi – RiseAbove

BANG!


sabato, luglio 10th, 2010

CARDBOARD by SJORS VERVOORT

Reduci dal SAVAGE CITY PARTY, organizzato allo SMART URBAN STAGE lo scorso 9 luglio, vi presentiamo qui sul sito i video dedicati alle Città Selvagge selezionati da BANG ART per i nostri ospiti!

Giganteschi insettoni di cartone spuntano da dietro l’angolo e saltellano indisturbati nel traffico tentacolare. Ecco il video CARDBOARD dell’artista olandese Sjors Vervoort.

Sjors si racconta così: I don’t really have a biography, but I can sum up a little bit of my history. I was born in 1984 in the Netherlands, and grew up in a little village called Schijndel. Ive graduated in a bachelor degree in Animation at the ST Joost art Academy in Breda (Holland). I work as a freelancer in animation and design. But I like to focus my work on Character design, and spread my characters in major cities around the world. Im mainly working digitally but have been expressing my character in forms of street art as well, in the past years. Cardboard has been my biggest project so far, and has been played in many festivals and galleries around the world, including in Time Square New York as a runner-up for the Metropolis Art Prize. ATM im working on some new Cardboard experiments.

Ecco alcune foto del backstage del video
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E un’anteprima del suo prossimo folle progetto: disegnare un centipede di cartone lungo più di venti metri!
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BANG!


giovedì, giugno 17th, 2010

ANIMAL PORNOGRAPHIQUE

Gli animali (tema di BANG ART #7) incontrano l’erotismo, la sessualità e la pornografia (temi di BANG ART #4).

Premettendo che noi di BANG condanniamo la zoofilia (quella con gli animali veri, intendiamo) guardiamo invece con un misto di fascinazione, incredulità, divertimento e curiosità, le tante applicazioni “bestiali” del sesso.

Mascherarsi da draghi e scopare come ricci. Mettersi delle code posticce (si applicano senza lacci) e fare un “doggystyle”.
Liberiamo gli istinti animali.
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Il pruruginoso sito Ce Nes’t Pas Pornographique raccoglie quasi quotidianamente immagini e filmati dal vietatissimo contenuto ma di altissima qualità visiva. CNPP ha selezionato per BANG una raccolta di animalesche visioni intime.

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Molte altre (se avete compiuto 18 anni (all’anagrafe o in testa) le trovate sul sito.

BANG!


venerdì, giugno 11th, 2010

DIAL V(ideo) for ANIMAL

Un trittico di video bestiali da godersi fino all’ultimo graffio.

ANIMA di Elliott Kajdan, Julien Lasbleiz, Nicolas Maurice, Remi Devouassoud.

TYGER di GUILHERME MARCONDES

LUCKY di EB HU

BANG!


sabato, aprile 10th, 2010

IMAGINARY LANDSCAPES by ALEX MCLEOD

Ti viene in mente solo una cosa di fronte ai paesaggi immaginati da Alex McLeod, come fossero cartoline surreali di un mondo di nuvole a bolle, montagne  a batuffoli, palazzi di mercurio: ci voglio andare a vivere anche io, datemi subito un biglietto di sola andata!

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E ci sono anche visite guidate in movimento, in questo caso l’invito è per Isle of the dead, dove il divertimento mortifero è assicurato:

PS: sono realizzati in 3D, non sembra possibile vero?

BANG!


martedì, marzo 9th, 2010

4 ELEMENTS IN ART – FUOCO

Ultimo elemento. Il fuoco che brucia, arde, lapilla ed esplode. Autocombustioni e punizioni roventi le trovate su BANG ART#5.

Qui altre quattro realtà fuse e bollenti.

Le opere di Rosemarie Fiore, realizzate con fuochi d’artificio e gusto per l’astratto.
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Il design alla camino-potenza. Con Vulcan Stove, caldaia/camino con libreria incorporata: perfetto, se il libro vi annoia, lo buttate nella stufa e almeno vi riscaldate! Lo ha concepito il designer Arthur Senant.
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Alluminio, metallo, leghe squagliate e la passione per i robot distruttori. Giant Torayan è una creazione del 2005 dell’artista giapponese Keinji Yanobe.
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E poi per sentirsi un po’ pompieri e un po’ piromani, ecco qualche T-shirt ignifuga scovata su threadless.com.
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E se amate la lava non possiamo che consigliarvi la mostra FUOCO – Da Eraclito a Tiziano, da Previati a Plessi, inaugurata a Milano il 6 Marzo.
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BANG!


domenica, febbraio 21st, 2010

4 ELEMENTS IN ART – ARIA

L’elemento invisibile: l’aria. Fredda o calda, che ci scompiglia i capelli, che ci fa lacrimare sulle moto, che ci regala odori senza farci sapere da dove li porta. Dopo avervi asfissiato e spaventato con l’articolo dedicato alle morti nei 4 Elementi in BANG ART#5, ecco altra arte impalpabile, brezza o tifone.

Come Amélie Poulain cerchiamo sempre di dare una forma alle nuvole. Ma le nuvole se ne infischiano (come fa il vento) della nostra (un po’ banale) immaginazione e ci rispondono forme e colori incredibili e inimmaginabili: immense, a volte inquietanti, sono lontanissime eppure ci sovrastano e devastano. Le foto di Camille Seaman ne sono la dimostrazione.
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I light-graffiti di Julien Breton non esistono se non per pochi secondi. Illuminano l’aria con flash calligrafici dalla memoria antica.
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Siamo spesso con il naso all’insù, e ci chiediamo dove atterrerà quell’aereo che passa. Un giorno, ci ripromettiamo, avremo finalmente il coraggio si andare all’aeroporto con un bagaglio leggerissimo, arrivare al check-in e dire: «Mi dia un biglietto, scelga lei la destinazione. Sola andata». Intanto nella serie  Aircraft di Jeffrey Milstein vediamo le pance dei giganti di ferro.
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La poesia è nell’aria, in questo ADV di qualche anno fa. Difficilmente, inutile dirlo, vedremo qualcosa di così poetico tra un Amici di Maria e un Festival di SanRemo (sperando che voi non siate spettatori nè dell’uno nè dell’altro).

BANG!


domenica, febbraio 14th, 2010

ZOMBI! ZOMBI! ZOMBI!

Auguri George! Altri 70 di questi anni (va bene anche se 50 te li passi da morto vivente!).
Lo scorso 4 febbraio il papà di tutti gli zombi, George A. Romero, ha compiuto 70 anni. Noi lo inseriamo felici nei Masters of Horror in BANG ART#5, un compendio che riassume in formato .zip il meglio dell’Horror cinematografico e letterario, curato da Paolo Di Orazio («Splatters» e «Mostri» vi dicono nulla, care amebe?). Intanto festeggiamo George con un post che più zombesco non si può.

Intanto per passare 12 mesi tra putrefazione e fratture scomposte vi consigliamo il calendario MY ZOMBIE PIN-UP.
Dove bellissime zombi si spogliano di vestiti e pelle e vi sbattono in faccia tutta la bellezza delle loro interiora!
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Vi segnaliamo poi che proprio lo scorso 6 febbraio ha inaugurato alla Nucleus Gallery di Alhambra (CA) la mostra Zombies in Love:
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Qui trovate le informazioni e gli artisti in mostra.

Ecco il lavoro in pannolenci di Adam Parker Smith: teste di lana cotta che sembrano dire: «Ridatemi il mio corpo di pezza!»
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Poi c’è Zombie Outbreak Sim, un giochino del tutto inutile, proprio per questo favoloso.
Ecco come sarebbe Washington D.C. invasa dagli zombie, vista da Google Map!

A proposito di film zombie… recuperate queste visioni per una sana serata tra amici (morti).
Il primo è DEADGIRL, un malatissimo zombiemovie diretto nel 2008 da Marcel Sarmiento e Gadi Harel.
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Poi vi presentiamo Otto, il gayzombi protagonista di Otto; or, Up with dead people, un film di Bruce LaBruce. Nuova icona gay, morta e innamorata!
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Tra le tante serie-TV che ormai intasano il nostro tubo digestivo catodico, non perdete DEAD SET, serie inglese di un paio di anni fa che parte da un presupposto molto interessante: e se durante una stagione del Grande Fratello scoppiasse un’epidemia zombi, i “ragazzi” nella casa, cosa farebbero? (Lasciando perdere le battute del tipo “chi si guarda il Grande Fratello è già uno zombi”). La serie vi farà gridare di gioia e paura!
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E chiudiamo con I Love Sarah Jane, un cortometraggio australiano di sdolcinata zombaggine. Diretto da Spencer Susser.

Alcune delle notizie di questo post sono “sgranocchiate” da uno dei blog zombeschi più aggiornati in Italia: Zetacomezombie, mettetelo tra i vostri preferiti!

BANG!


venerdì, febbraio 5th, 2010

DIAL V(ideo) FOR FEAR

BANG ART#5 continua a far paura. Lo fa con illustrazioni, fotografie, morti raccapriccianti. Non potendo stampare video (a meno di non fare voluminosissimi flipbook), ve li andiamo a presentare qui, sul sito. Ecco dei video animati da battere i denti, e non per il freddo.

LA PESTE

Diretto da Olivier Dubocage, Michal Firkowski, Benoît Galland e Gildas Le Franc.
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LUCIA, LUIS Y EL LOBO


by Niles Atallah, Cristobal Leon & Joaquin Cociña. Diluvio
The video was shot frame by frame with a digital photo camera. Materials: charcoal, dirt, flowers, found objects and cardboard.

THE GLOAMING

di Andrew Thomas Huang

BANG!


martedì, gennaio 19th, 2010

4 ELEMENTS IN ART – ACQUA

Su BANG ART#5 siamo affogati, siamo arsi vivi, siamo stati sepolti, siamo rimasti senz’aria. Siamo morti nei Quattro Elementi, aiutati dalle opere di 4 artisti internazionali.

I 4 Elementi ci circondano e di 4 elementi sono fatte le opere di molti creatori d’Arte. Ecco alcuni esploratori degli abissi liquidi, ecco l’ACQUA nelle opere di (altri) 4 artisti.

Giochi nell’Acqua, nelle foto di Elena Kalis.
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Astrazione in gocce, negli scatti di Shinichi Maruyama.
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Psicologia sommersa, nelle opere di Eric Zener.
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E per non affogare nelle parole, l’incredibile fontana “letterata” di Julius Popp…

BANG!


lunedì, gennaio 18th, 2010

PAUL IS DEAD!

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text by Lorenzo Bertini


«La storia dei Beatles è un po’ come un obitorio», disse Paul McCartney nel 1970, in un’affermazione dal sapore apodittico, enigmatica e profetica. Un’aura funebre e di mistero ha sempre accompagnato l’universo-Beatles, dalla morte del primo bassista, Stuart Sutcliffe, nel 1962, fino all’omicidio di Lennon nel 1980, passando per le mattanze di Charles Manson ispirate a Helter Skelter e Piggies. Una delle leggende più durature e dibattute dell’immaginario beatlesiano (nonché curioso rovesciamento di un topos tra i più fascinosi della letteratura musicale, e non solo, ossia la sopravvivenza della rockstar alla propria morte – vedi le numerose apparizioni di Elvis o Jim Morrison) è però la presunta morte di Paul McCartney.

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È il 12 ottobre 1969 quando Russ Gibb, DJ della NKNR-FM di Detroit riceve una misteriosa telefonata, in cui l’interlocutore si dice sicuro dell’avvenuta scomparsa di McCartney, verosimilmente avvenuta tre anni prima (stando al cifrario di informazioni criptate disseminate nella discografia beatlesiana), il 9 novembre 1966, in seguito a un incidente automobilistico. A rimpiazzare Paul, tale William Shears Campbell (il fantomatico Billy Shears di Sgt. Pepper), che nell’occasione si sarebbe sottoposto a plastica facciale, rivelandosi dotato, tra l’altro, di un’ottima tecnica bassistica, dato che il lavoro successivo, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, è in buona parte giocato sulle innovative linee di basso di Paul. La sua dipartita sarebbe stata comunque alla base della rinuncia ai concerti da parte dei Beatles, avvenuta proprio nel 1966; alcuni indizi, poi, riporterebbero la data ancora più indietro nel tempo, ma è proprio a partire da Sgt. Pepper (giugno 1967), che si moltiplicano i messaggi cifrati relativi alla morte di McCartney: in copertina, infatti, i vecchi Beatles sono rappresentati in abiti grigi e in versione contrita, quasi a presenziare a un funerale: effettivamente, il terreno davanti a loro farebbe pensare a un tumulo sepolcrale, su cui campeggia un basso decorato di fiori gialli e a tre corde, a indicare i restanti Beatles. Non solo: la mano aperta in segno di saluto, sopra la testa di McCartney, al centro, rappresenta un simbolo di morte nelle culture orientali; la bambolina di pezza con la maglia “Welcome to the Rolling Stones” tiene in mano una Aston Martin, l’auto di Paul in quel periodo (“he blew his mind out in a car”, recita un verso di Lennon in A Day In The Life); un’altra bambola di porcellana, sempre sulla destra, ha lo sguardo rivolto in basso, come ad assistere a un fuoristrada di un auto in fiamme; nella grancassa, la scritta “Lonely Hearts”, rovesciata allo specchio, dà “1One 1X” – ossia 11 9 – “He Die”. All’interno del disco, McCartney porta sul braccio una banda nera con scritto OPD, possibile acronimo di Official Pronounced Dead (dichiarato ufficialmente morto); nel retrocopertina è l’unico raffigurato di spalle (in effetti pare non fosse presente ad alcune sedute fotografiche, e il suo posto essere rilevato nell’occasione da Mal Evans, roadie dei Beatles), mentre Harrison sembra indicare con il dito una frase di She’s Leaving Home (“Wednesday morning at five o’clocks”, data e ora dell’incidente).

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Qual è poi il vero significato del Magical Mystery Tour, “che verrà a portarti via” (“is going to taking away”), titolo dell’album successivo? In una scena del film omonimo, durante You’re Mother Should Know, Paul è il solo a indossare un garofano nero (gli altri hanno tutti all’occhiello uno rosso), e al termine di Strawberry Fields, qui contenuta, John sembra pronunciare le parole “I buried Paul”, “ho sepolto Paul”; ma è la simbologia del tricheco di I am the Walrus, riproposta nella copertina dell’album, a offrire gli spunti più preziosi: il tricheco è simbolo di morte nella mitologia degli antichi popoli scandinavi, e in Glass Onion (White Album) Lennon precisa: “the walrus was Paul”, “il tricheco era Paul”.

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Anche la copertina di Abbey Road offre tracce significative: i Beatles attraversano infatti le strisce pedonali a mo’ di piccolo corteo funebre. Lennon, già nel periodo bianco, in veste di officiante, Ringo, vestito di nero, il portatore della bara, Harrison, in jeans, il becchino: inutile dirlo Paul, nel mezzo, è un vero e proprio “dead man walking”: non a caso è scalzo (in alcune religioni i morti sono sepolti a piedi nudi). Inoltre, lo stesso Paul regge la sigaretta con la mano destra, fatto inconsueto per un mancino, e sulla targa del maggiolino (in Inghilterra “beetle”) Volkswagen, parcheggiato sullo sfondo, è scritto 28 IF (“28 se”, se fosse ancora in vita, naturalmente).

A distanza di anni, lo strano caso della morte di Paul McCartney ha alimentato sempre nuove voci e indizi (di cui la maggioranza affidati all’ineffabile ascolto dei nastri al contrario), diventando un classico della teoria del complotto e della cultura underground, rubricato alla voce P.I.D – Paul Is Dead – Conspiracy (lo si ritroverà anche in un episodio dei Simpson e in un numero di BatmanDead … Till Proven Alive). I Beatles, naturalmente, non hanno mai smentito. Solo nel 1971, in How Do You Sleep, Lennon liquiderà la vicenda in un messaggio caustico all’ex-collega: “Those freaks was right when they say you are dead”. E nel 1993 fu lo stesso McCartney ad autoparodiarsi, mentre attraversa le strisce pedonali di Abbey Road, in Paul Is Live. Ultimamente è tornato sull’argomento nel corso di un’intervista: “Morto? Sono morto? Perché sono sempre l’ultimo a sapere le cose?”. In ogni caso, lunga vita a Macca!

Per saperne di più: homepages.tesco.net/harbfamily/opd/index.html

Vi lasciamo con un video del nostro amico Ashi… che tiene i Fab Four nelle dita di una mano!

E con un consiglio per gli acquisti:
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Uno special della rivista Musica Leggera – Classic: The Beatles, un’incredibile raccolta di articoli della stampa originale italiana dell’epoca 1970-1974. I Beatles (ri)letti in perfette riproduzioni degli articoli a loro contemporanei, dalla nascita al successo alla fine. Impredibile, lo trovate qui!

BANG!


lunedì, gennaio 18th, 2010

BANG ICON • BUSBY BERKELEY

BANG ICON • L’icona è sintesi grafica. Un traduttore, formato luce, del reale.

BUSBY BERKELEY (1895 – 1976)
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Il caleidoscopio umano messo in scena nelle sue coreografie ipnotizza e stupisce. Non esistevano effetti speciali, c’erano solo i corpi, la musica e la macchina da presa.
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Ecco cosa riusciva a girare Berkeley negli anni 30.


Come a ricordarci che il Passato poi torna, magari si fa chiamare Michel Gondry, ma torna sempre:

BANG!


sabato, gennaio 9th, 2010

NAZI ZOMBI MOVIES

Su BANG ART #5, dedicato anche alle nostre paure più antiche e profonde, ci sono due pagine frizzose dedicate a questa strana “risurrezione” di un moda nazi-oriented a cui stiamo assistendo un po’ attoniti (sarà colpa dei Basterds tarantiniani?)… C’è simbolo che mette più paura? Sicuramente no… E cosa fa più paura di un Nazista? E cosa più paura di uno zombi? Uno ZOMBI-NAZISTA! Ecco 5 punte dell’occulto pentacolo filmico dei più curiosi e “divertenti” zombie-nazi-horror! Hanno un doppio scopo: imparare a difendersi dagli zombi (non stancheremo mai di ripeterlo) e prendere a calci un po’ di inetti Nazisti.

Dead Snow (2009), di Tommy Wirkola
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The Haunted World of El Superbeasto (2009), di Rob Zombie
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Outpost (2008) di Steve Barker
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Shock Waves (1977) di Ken Wiederhorn
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Zombie Lake (1981) di Jean Rollin
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BANG!



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