THE VISUAL SENSATION EP INTERVIEW

Ecco l’intervista a quel terzetto di eroi della visione dei THE VISUAL SENSATION! Buona lettura e buone visioni!

2. the VS

Qual è il percorso che vi ha portato alla creazione collettivo The Visual Sensation e come è nata la passione per il vjing?
Abbiamo iniziato in due, condividendo la passione per la musica elettronica, per la grafica, l’illustrazione e l’animazione in genere assieme gli Useless Wooden Toys. Con loro abbiamo sviluppato l’idea di una performance elettro che potesse unire la musica alle immagini ed alle elaborazioni video, in una sorta di accompagnamento coordinato. Così abbiamo cominciato a sperimentare il mixing video a ritmo di beat in numerosi concerti live tra il 2005 e il 2007. Nel frattempo abbiamo studiato e testato nuovi applicativi software e cercato più informazioni. Attraverso amici artisti, il web, la documentazione su forum e siti tematici, abbiamo scoperto che facevamo parte di un movimento già in progress, il vjing, e del quale, in effetti, conoscevamo poco. Nel gennaio del 2007 ci siamo convinti di essere sulla strada giusta per visualizzare le nostre idee e così, insieme a Coojo de La Valigetta, siamo diventati The Visual Sensation.

Come costruite le vostre performance e come me approcciate ad un live set? Lavorate su concept, creando ad hoc una sinergia del visual con la parte relativa all’audio o piuttosto elaborate del materiale video e poi puntate all’improvvisazione – elemento che nel caso di un vj, ha un’accezione totalmente positiva…
Anche se il metodo di lavoro in pre-produzione dei nostri set è sostanzialmente simile, l’approccio alla performance è differente.  Per noi un LIVE SET è un concerto e quindi vuol dire far parte di una performance più articolata nella quale ci troviamo a lavorare assieme ad una vera e propria band. Significa studiare ed elaborare un flusso di immagini costruito su una scaletta musicale predefinita e su concept stabiliti assieme agli artisti, come nel caso del live fatto a Verona con i Planet Funk o con gli stessi Useless Wooden Toys. Quando invece affrontiamo un DJ SET lasciamo molto all’improvvisazione. Ci serviamo di una banca video che abbiamo incominciato a costruire nel 2005 e che è in continua evoluzione per essere sempre al passo con le nuove tendenze, pur caratterizzata nei contenuti con uno stile e un’idea comune legata al nostro gusto e alla nostra sensibilità artistica. Nelle serate da club il nostro intento è quello di visualizzare l’atmosfera creata dalla selezione del DJ e con l’aiuto di mixer, sintetizzatori e campionatori video improvvisiamo a tempo di musica cercando di amplificarne la suggestione.
In entrambi i casi il nostro approccio creativo passa in molti casi anche dalla progettazione dell’installazione video. Le valutazioni sulle soluzioni di proiezione e sulle condizioni ambientali in cui verrà proiettato il nostro lavoro sono spesso utili per poter definire in modo completo un set e dare un contributo vero alla performance e al risultato finale.

La ‘VJ culture’ storicamente nasce all’interno dei club, in seno alla musica elettronica. Oggi il vjset è diventato prerogativa anche di concerti di musica rock o di altri generi. Secondo voi a cosa è dovuto questo fenomeno? E’ un’esigenza che nasce dagli artisti o è il pubblico stesso che sempre di più richiede di fruire al contempo stimoli sensoriali di tipo diverso?
E’ molto probabile che sia un mix delle due cose, al quale si potrebbe aggiungere l’esigenza del musicista di allargare il suo essere artista cercando nuove forme di comunicazione e di divulgazione della propria musica. In questo senso il visual può completare e sostenere il live di una band. E’ un contorno, una spinta, un suggerimento all’immaginazione, è una dimensione sensoriale in più da aggiungere alle emozioni musicali, e quindi è stimolante sia per chi crea sia per chi ascolta e guarda.

I VJ set stanno ormai diventando protagonisti anche di happening artistici nelle gallerie. Verso quale direzione pensate stai andando il linguaggio del vino? L’approccio dei performer sembra essere sempre più concentrata sui procedimenti tecnici. Pensate che questo fattore tolga qualcosa alla una volta primaria urgenza di stimolare emotivamente il pubblico?
In questi anni abbiamo avuto la fortuna di confrontarci con molti altri progetti simili al nostro e anche noi abbiamo notato che in diversi casi la tecnica e l’uso della tecnologia soffocano l’espressività e il messaggio. Noi siamo partiti ignoranti e tutto sommato è una dimensione che ci piace. Vogliamo che le nostre performance continuino a risentire delle nostre emozioni, perché è questo che vogliamo far arrivare a chi partecipa ai nostri set. Usiamo immagini molto articolate, puntiamo sull’impatto del colore, evitando geometrie desertiche e ossessive che danno il senso di un super lavoro ma che non portano molto a chi guarda. Questo approccio ci rende sicuramente più imprecisi e ruvidi, ma preferiamo farci guidare dalle idee e dall’immaginazione che essere condizionati da un puro processo matematico. Per quanto riguarda la direzione che ha preso la vj culture è difficile dirlo. Il Vjing va interpretato e l’impressione è che ognuno ne stia facendo l’uso che crede. I contesti sono così differenziati da farci ritenere questo linguaggio trasversale a molti ambiti.  Abitualmente lavoriamo in club, con selezioni musicali che vanno dall’house all’elettronica, ma abbiamo anche sostenuto performance in concerti con altri generi musicali e realizzato installazioni in negozi (per il nostro sponsor MONOTY). In sostanza non abbiamo mai pensato di porci dei limiti nella sperimentazione di tecniche e nell’utilizzo di spazi e quindi non riusciamo a percepire una direzione comune e unitaria che possa segnare il passo nella vjculture.

Tra i vjs e i progetti legati al vjing, quali sono quelli che trovate interessanti sia a livello nazionale che internazionale e quali sono i vostri referenti estetici?
Molti dei nostri elementi di ispirazione derivano più dall’arte figurativa che dal video e questo ci porta a preferire quel tipo di concezione del Vjing dove lo studio grafico non rimane fine a se stesso, ma trasmette qualche cosa. Concordiamo tutti e tre che le spettacolari installazioni e soluzioni tecniche di Anti-Vj, D-fuse, Eboman e Urban screen siano tra le massime espressioni a livello internazionale mentre, per rimanere tra i nostri confini, apprezziamo molto Vjs come i Ragazzi della Prateria, ilsenorlopez e Video Juice.
Detto questo, essendo quella del vjing una realtà in rapidissima evoluzione ma con difficoltà di trasmissione, sappiamo che ci sono molti altri bravissimi e sicuramente tra non molto li scoveremo. Referenti, uguale a ispiratori e dunque registi come T. Gilliam e M. Gondry, videoartisti come Masbedo e Bestuè Vives sono alcuni tra i nostri modelli da seguire ma stilare un elenco sarebbe comunque inutile e riduttivo. Per farvi capire prendiamo come punto di riferimento tutto ciò che racchiude in sé un po’ di pop art, un po’ di dadaismo, un po’ di futurismo, senza disdegnare né l’oriente né il classico. Insomma, l’influenza è influenza. Trentasette è da sempre febbre. Non si discute. Trentasette? Influenza.


Quali sono i progetti futuri di the Visual Sensation?
Ora come ora ci stiamo preparando per la nuova stagione clubbin’. Ricominceremo la nostra residenza a Milano con la serata FRESH al Rocket. Poi consolideremo una nuova collaborazione con JUSTMARRIED, party electro veronese che ospita i migliori dj e produttori electro di tutta Europa. Oltre agli appuntamenti fissi abbiamo una serie di date che durante tutto l’inverno ci porteranno in giro per il nord/centro Italia assieme ai più famosi dj italiani e non. Oltre al clubbin’ ci stiamo avvicinando al video making, che spesso, per un VJ, è il primo passo. Noi stiamo facendo il percorso inverso. In più abbiamo in cantiere degli studi per installazioni all’aperto su grande scala con la tecnica del mapping solido. Abbiamo deciso di chiamarla così, anche se non sappiamo che significa.

BANG!

Your Shots...


All content © Copyright 2010 by Bang Art.
Subscribe to RSS Feed – Posts or just Comments

Powered by WordPress
Theme Designed by Graph Paper Press
Webmaster Federico Fieni